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Surfcasting: attrezzatura, esche e come leggere la spiaggia

Canne, mulinelli, piombi ed esche per il surfcasting, come capire dove lanciare, quando andare e quali regole rispettare, con le spiagge da provare.

Aggiornata il 21 Ottobre 2026 · 6 min di lettura

Foto: trolvag, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il surfcasting è la pesca dalla spiaggia con lanci lunghi: canne lunghe, piombi pesanti, esche naturali e tanta attesa, spesso di notte, con lo sguardo sulla vetta illuminata. È la tecnica giusta per orate, mormore, spigole e ombrine, e su dovepesco la trovi in 168 spot, dalle spiagge della Sardegna a quelle della Puglia.

Come funziona il surfcasting

Si lancia l’esca oltre la risacca, dove le onde smuovono il fondo e i pesci vanno a cercare vermi e molluschi. La canna resta su un picchetto o un treppiede e la mangiata si vede dalla vetta che si piega o vibra. Di notte si mette sulla vetta una luce chimica (lo starlight) per vederla al buio.

Surfcasting sulla spiaggia di Piscinas in Sardegna
La Spiaggia di Piscinas, nella Costa Verde: chilometri di sabbia per il surfcasting a orate, mormore e spigole. Foto: Vid Pogacnik, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

L’attrezzatura

  • Canna: 4-4,5 metri, per lanciare piombi da 100-150 grammi.
  • Mulinello: a bobina lunga, taglia 6000-8000, per lanciare lontano e recuperare in fretta.
  • Filo: nylon 0,25-0,30 in bobina, con uno «shock leader» più grosso (0,50-0,60) per i primi metri, che regge la forza del lancio.
  • Piombi: piramidali o a sfera con mare calmo, con le ancorette quando il mare è mosso e la corrente sposta tutto.
  • Terminali: uno o due ami (dal n. 2 all’8) su un finale lungo da uno a tre metri, più sottile della lenza madre.
  • Accessori: picchetti o treppiede, lampada frontale, luci chimiche, un secchio, una sedia e vestiti caldi: le notti in spiaggia sono umide anche d’estate.

Le esche

Le più usate sono i vermi marini: arenicola, coreano, americano e bibi. Per le orate funzionano le esche dure come cannolicchio, cozza e granchio, che resistono ai pesci piccoli. Per il pesce serra si usa il trancio di sarda o un piccolo pesce. Conviene averne due o tre tipi e cambiare finché non si capisce cosa vogliono i pesci quella sera.

Spiaggia di Torvaianica
La Spiaggia di Torvaianica, sul litorale romano: mormore, ombrine e spigole. Foto: Ursula_iris, CC BY 3.0, Wikimedia Commons.

Leggere la spiaggia

Il segreto del surfcasting è capire dove lanciare. Di giorno, prima di montare le canne, guarda il mare:

  • I canaloni, le fasce di acqua più scura tra le secche, sono le «strade» dove passano i pesci.
  • Le zone dove l’onda si rompe più volte indicano secche: i pesci cacciano sul bordo, non sopra.
  • Le correnti di ritorno, dove l’acqua torna al largo, portano cibo e spesso concentrano i pesci.
  • Le foci e i tratti con scogli sparsi nella sabbia sono quasi sempre più ricchi della spiaggia uniforme.

Quando andare

I momenti migliori sono la notte, l’alba e il tramonto, e soprattutto i giorni di mare «in scaduta», quando dopo una mareggiata le onde calano ma l’acqua resta mossa e torbida. Con il mare piatto e limpido si prende poco. Le stagioni migliori sono l’autunno e la primavera; l’inverno è il periodo delle spigole, la tarda primavera e l’estate quello delle orate e delle mormore, quasi sempre di notte.

I terminali più usati

Il terminale è il tratto di filo con gli ami che va dalla girella al piombo. Nel surfcasting se ne usano pochi tipi, da scegliere in base al pesce e al mare:

  • Bracciolo lungo a un amo: un solo amo su un finale lungo anche due o tre metri, che si muove con la risacca. È il terminale classico per le orate e le spigole, pesci diffidenti che si avvicinano con calma all’esca.
  • Due ami corti: due braccioli brevi sopra il piombo, utili con le mormore e le ombrine, che mangiano in branco vicino al fondo.
  • Terminale corto per il mare mosso: con onda e corrente un bracciolo lungo si aggroviglia; meglio un finale breve e un piombo con le ancorette che resta fermo.

Gli ami vanno scelti in base all’esca: piccoli e sottili per i vermi, più robusti per cannolicchio e granchio. Conviene preparare i terminali a casa e arrotolarli su piccoli avvolgitori: in spiaggia, di notte e con il vento, legare un nodo è molto più difficile.

Litorale di Margherita di Savoia
Il litorale di Margherita di Savoia, in Puglia: spiagge lunghe e basse, ideali per chi comincia. Foto: Deblu68, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

Come lanciare lontano senza rompere nulla

Nel surfcasting la distanza conta, ma non sempre: con il mare mosso i pesci spesso mangiano a pochi metri, nella schiuma della seconda onda. Prima di cercare il lancio lungo, controlla tre cose:

  • lo shock leader deve fare almeno cinque o sei giri sulla bobina, così il colpo del lancio non spezza la lenza madre;
  • il filo sul mulinello deve arrivare quasi al bordo della bobina: se è troppo basso, il lancio si accorcia;
  • prima di lanciare guarda sempre dietro e ai lati, e tieni il dito sul filo fino all’ultimo momento.

Il lancio più semplice è quello dall’alto: canna dietro le spalle, piombo fermo sulla sabbia, poi una spinta progressiva con il braccio davanti e una trazione con quello dietro. Non serve forza: conta la fluidità.

Una notte di surfcasting, passo per passo

  • Arriva con un’ora di luce: osserva le onde, cerca canaloni e correnti, scegli il punto.
  • Pianta i picchetti un po’ indietro rispetto alla riva, perché la marea e le onde possono salire.
  • Monta due canne con esche diverse e lanciale a distanze diverse: così capisci in fretta dove sono i pesci.
  • Controlla le esche ogni 20-30 minuti: granchi e pesci piccoli le ripuliscono.
  • Quando la vetta si piega e non torna su, prendi la canna e recupera con calma, senza pompare.

Le regole

  • Serve la comunicazione gratuita al Ministero per la pesca in mare: te la spieghiamo nella guida passo per passo.
  • Durante la stagione balneare le ordinanze dei Comuni e della Capitaneria vietano la pesca sulle spiagge frequentate nelle ore di balneazione: d’estate si pesca di sera e di notte.
  • Rispetta le misure minime: orata 20 cm, mormora 20 cm, spigola 25 cm. Le trovi tutte nella guida alle taglie minime.
Spiaggia del Poetto a Cagliari
Il Poetto di Cagliari: fuori stagione, di sera, una spiaggia da surfcasting in piena città. Foto: Chris, CC BY 2.0, Wikimedia Commons.

Errori da evitare

  • Andare in spiaggia con il mare piatto e limpido a mezzogiorno: è quasi sempre una giornata vuota.
  • Usare piombi troppo leggeri con il mare mosso: la corrente porta tutto a riva e le lenze si incrociano.
  • Lanciare sopra altri pescatori o vicino ai bagnanti: le ordinanze lo vietano e un piombo da 150 grammi è pericoloso.
  • Trascurare l’esca: un verme lavato dall’acqua non pesca più.
  • Lasciare in spiaggia fili, ami e confezioni: oltre a essere vietato, è il modo migliore per far chiudere uno spot ai pescatori.

Domande frequenti

Quante canne servono?

Per cominciare ne bastano due: una con l’esca lanciata lontano e una più vicina. Con più canne diventa difficile controllarle tutte, soprattutto di notte.

Qual è il pesce più facile per iniziare?

La mormora, che vive in branchi vicino a riva e mangia volentieri i vermi. Le orate e le spigole richiedono più pazienza.

Serve una spiaggia particolare?

Le spiagge lunghe di sabbia con canaloni e qualche scoglio sparso sono le migliori; le foci dei fiumi lo sono ancora di più. Trovi una buona spiegazione generale della tecnica anche su Wikipedia.

Le spiagge da provare

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Dove metterla in pratica

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